Da Cine Femmes

NUGUO – NEL NOME DELLA MADRE

Regia: Francesa Rosati Freeman e Pio d’Emilia, 2014.
I Moso sono una minoranza etnica di circa 40mila persone. Vivono in vari villaggi attorno al lago Lugu, a circa 2700 metri, a cavallo delle due regioni dello Yunan e del Sichuan, nel sud-est della Cina.
Non sono abbastanza numerosi per avere uno statuto autonomo e per questa ragione sono considerati un ramo dei Naxi, una minoranza etnica più numerosa che conta 400mila persone e che sembra avere delle radici comuni con i Moso. Provengono entrambi dal Tibet, ma mentre i Moso grazie al loro isolamento hanno mantenuto intatta la struttura matriarcale, i Naxi sotto l’influenza delle varie dinastie imperiali che si sono succedute sono passati da una struttura matriarcale ad una struttura di tipo patriarcale. La loro è una società egualitaria di tipo matrilineare. È la dabu, cioè la donna anziana, che guida la famiglia e tutti i suoi discendenti portano il cognome materno. Questo sistema familiare non contempla il matrimonio né la convivenza. Le donne hanno a disposizione una loro camera (la camera dei fiori) dove si intrattengono con i loro partner, generalmente solo durante la notte. Non vi è alcun riconoscimento giuridico della paternità, il padre può avere con i propri figli un ruolo affettivo, senza tuttavia poter esercitare diritti o aver obblighi materiali. Il ruolo “paterno” viene invece esercitato dagli zii materni. Questo assetto socio-familiare unito alla pratica del consenso esclude ogni forma di violenza, sia domestica che “sociale”.