Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate.
Erano le donne, nelle comunità arcaiche, che curavano i malati, determinavano i tempi della festa, del piacere, della vita e della morte, amministravano il rapporto con gli spiriti, prevedevano il futuro, sapevano interpretare le voci dell’aldilà e iniziavano le rivolte contro il potere costituito. Una civiltà antichissima, raffinata e complessa, che credeva ogni cosa governata da un’anima intelligente e senziente, con cui comunicare. Entità e spiriti che, a loro volta, si solvevano in un’unica divinità, che tutto pervadeva e dominava: una dea madre il cui unico scopo – amorale – era la procreazione, la conservazione della comunità, la prosperità. Una cultura che, ad un certo punto, Chiesa e Stato demonizzarono e distrussero: per procurarsi schiavi da mandare in guerra, ai lavori forzati, a costruire le meravigliose città d’arte di cui siamo tanto orgogliosi. Ma il “progresso”, purtroppo, è fondato sullo sterminio. Delle donne streghe. Dietro le donne (e i rari uomini) legate alle “buone dee” notturne s’intravede un culto sciamanico, di carattere estatico, legato al viaggio nel mondo dei morti, all’uso di eccitanti, al ruolo che le donne, nella società premercantilistica, rivestivano: quello di intermediarie fra il mondo reale e quello degli spiriti, quindi di guide morali e religiose delle comunità.

